Economia

PREPARATEVI !

da Ruari McCallion

Marzo 2017

La decisione del Regno Unito di lasciare l’UE ha generato incertezza in tutta l’Europa. Ruari McCallion cerca di definire un po’ le cose.

Il voto referendario del Regno Unito per lasciare l’UE è stato a dir poco inaspettato e ha generato un bel po’ d’incertezza, il che in genere non piace affatto all’economia.

La reazione immediata è stata la turbolenza sui mercati azionari e obbligazionari ma, quando è stato chiaro che il mondo in realtà non sarebbe finito, le cose si sono calmate e il commercio è andato avanti, persino con una leggera ripresa nel terzo trimestre del 2016. Tuttavia le cose non saranno uguali in futuro. La situazione sta per cambiare.

Sembra che la “Brexit” avverrà nel primo o secondo trimestre del 2019. Il che dà all’economia due anni per prepararsi. Nel frattempo sostanzialmente non cambierà nulla. Il Regno Unito resterà un membro della UE fino alla promulgazione da parte del governo britannico di leggi che abroghino o modifichino lo European Communities Act 1972 e la successiva legislazione. Fino ad allora resteranno invigore tutte le leggi e i regolamenti esistenti.

Il resto della UE probabilmente andrà avanti com’era, sarà solo il commercio con il Regno Unito a essere interessato.

Circa il 44% delle esportazioni del Regno Unito è destinato ai paesi della UE.

Nuove sfide, nuovi requisiti

Le negoziazioni ancora non sono iniziate e sono ben lontane dal completamento, ma ci sono molte cose che le aziende possono fare per prepararsi al “nuovo ordine mondiale”. Circa il 44% delle esportazioni del Regno Unito è destinato ai paesi della UE. Le aziende coinvolte in catene di fornitura complesse, soprattutto quelle dei settori automazione, aerospaziale e chimico, potrebbero vedere i componenti superare le frontiere più volte prima che il prodotto finale esca dalla linea di assemblaggio finale.

Sarà necessario calcolare più attentamente il valore dei componenti che attraversano i confini e sono sotto-assemblati e poi assemblati prima dell’installazione nel prodotto. Perché? Perché al momento non ci sono tasse, dazi o tariffe doganali sui prodotti o sui materiali che attraversano i confini interni della UE. Il che non avverrà automaticamente dopo la Brexit.

Mentre potrebbe esserci un nuovo pacchetto di esenzioni, con una riemersione di depositi doganali e/o di “porti franchi”, c’è la chiara possibilità che il regime fiscale post- Brexit sia oneroso e complicato. È meglio essere preparati e avere almeno esaminato le opzioni per il ritorno delle barriere doganali.

 

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Bernardine Adkins, Gowling WLG, Solicitors

Complessità crescente

“Molte aziende stanno pensando ad accordi sul libero commercio nei termini di quelli degli Anni ’70 e soprattutto riguardo al movimento delle merci”, ha detto Bernardine Adkins di Gowling WLG, Solicitors. “I moderni accordi sul libero commercio sono molto complessi.”

Fortunatamente, i professionisti della gestione dei magazzini, delle operazioni di logistica e della movimentazione dei materiali non sono direttamente interessati da negoziazioni complesse, devono solo gestirne le ripercussioni. Che sono sufficientemente complicate.

“Se prendiamo, ad esempio, il settore dell’automazione, c’è molto slancio nel commercio fra Messico e UE”, ha detto Guy Courtin, vice presidente senior di GT Nexus, facendo notare che a risentirne non è solo il commercio fra Regno Unito e UE. Il Regno Unito ha accordi commerciali tramite l’UE con altre parti del mondo. Potrebbe esserci molto lavoro da fare in futuro.

Quindi la catena di distribuzione come si impegna a risolvere le cose? Probabilmente non è bene attendere che sia il governo a dire cosa fare, senza contare che ci sono anche tante cose già in piedi.

“Si tratta, essenzialmente, di un problema di dati e processi per soddisfare requisiti di conformità. In quanto tale, non c’è differenza con i tanti progetti tecnologici intrapresi con successo in tutto il mondo ogni anno”, ha detto Courtin. “È probabile che ci si trovi in una prospettiva che fa sembrare minimo tutto quello che è venuto prima, ma non sbagliatevi: a parte le dimensioni politiche della Brexit, dal punto di vista operativo si tratta di un problema di catena

 

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Guy Courtin, vice presidente senior, GT Nexus.

Molte aziende stanno pensando ad accordi commerciali nei termini usati negli Anni '70 e soprattutto riguardo alla movimentazione delle merci.

Raccolta, monitoraggio e gestione dei dati

Il primo passo è afferrare i dati che mostrano i movimentidi merci nella UE, che permetteranno di dare una giusta dimensione al progetto. È probabile che esso richiederà, in termini di tecnologia, una soluzione su scala cloud, con standard concordati fra Regno Unito e UE.

Una volta predisposta la visibilità, il commercio fra Regno Unito e UE può essere più semplice e veloce, qualunque sia la struttura normativa, doganale e tariffaria. L’integrazione con i sistemi finanziari può poi iniziare a velocizzare e facilitare i pagamenti di IVA e dazi.

“La raccolta intelligente dei dati è possibile solo se le organizzazioni e i partner commerciali fanno parte di una rete olistica che consente a tutti i membri di comunicare e collaborare pienamente insieme”, ha detto Courtin. “Un approccio non uniforme nella raccolta,
interpretazione, condivisione e azione in base alle informazioni non è più accettabile.” L’alternativa a una collaborazione aperta ed efficace sarà la repressione o persino lo strangolamento del settore logistico e del commercio con l’estero in generale. “La paura di ulteriori vincoli, sotto forma di tariffe doganali e maggiori controlli delle merci in entrata e in uscita nel/dal territorio, è una preoccupazione legittima e profonda, sia
per le aziende sia per i politici”, ha sottolineato Courtin. Tali vincoli minacciano la competitività economica. Per superare eventuali ostacoli del genere e preservare la
redditività, sarà essenziale una visione incisiva e in tempo reale, o quasi, delle reti di catene distributive

 

IMPATTO DELLA BREXIT IN BREVE

  • Non cambierà nulla fino a quando il Regno Unito non lascerà realmente l’UE, il che avverrà dopo circa due anni dall’applicazione della “notifica di separazione”, in conformità a quanto previsto dall’Articolo 50 del Trattato di Lisbona
  • Se il Regno Unito lascia il mercato unico e l’unione doganale, è possibile che vengano imposte di nuovo delle tasse sul commercio oltre frontiera
  • Quale che sia il risultato delle future negoziazioni, lo scenario peggiore per le aziende
    che operano a livello internazionale sarà quello definito dalle norme della OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), che stabiliscono delle tariffe doganali pari al 10% circa
  • Dato che il 30% della catena di distribuzione del Regno Unito è localizzata, l’impatto sui costi a seguito delle sole tariffe doganali probabilmente sarà inferiore al 7%
  • Riappariranno le DTA (Double Taxation Agreement – convenzioni per evitare le doppie
    imposizioni), che non sono state formalmente abrogate (le aziende che operano con l’estero avranno quindi ancora uno strumento di protezione contro la doppia tassazione). Tuttaviail Regno Unito non ha DTA con alcuni stati in entrata nell’Unione
  • Per i commerci con l’UE potrebbero essere richiesti i certificati di origine
  • Per alcune nazioni della EU potrebbe essere richiesta la prova dello status di esportatore

ELENCO DI COSE DA FARE PER LA BREXIT

  • ANALIZZARE le configurazioni del commercio nella UE, guardando avanti e indietro di
    circa tre anni in ciascuna direzione
  • IDENTIFICARE i mercati e i clienti europei chiave, insieme ai mercati e ai clienti chiave
    del Regno Unito
  • CONTATTARE le autorità fiscali per ricevere consigli e istruzioni preliminari o, almeno,
    per identificare i punti di contatto man mano che si delinea lo scenario
  • INIZIARE a negoziare con gli spedizionieri e considerare il modo per consolidare numerose
    piccole transazioni in spedizioni più grandi
  • PRENDERE in considerazione lo status di operatore economico autorizzato, soprattutto
    per catene di distribuzione complesse e in più paesi, come quelle dei settori dell’automazione, aerospaziale e chimico. Ciò potrebbe consentire l’autovalutazione del “valore commerciale” a scopo di tassazione e di applicazione delle tariffe
  • PRENDERE in considerazione i depositi doganali
  • PREPARARSI per la riconfigurazione dei sistemi di gestione del magazzino, per tenere conto di dazi e dogane
  • ASSICURARSI che i sistemi IT siano attrezzati per gestire lavoro cartaceo aggiuntivo e nuove normative sui trasporti
  • PREPARARE e pianificare percorsi alternativi per la distribuzione e la consegna
  • DISCUTERE con i reparti produttivi sulla possibilità di adattare “l’impatto della produzione”: impianti nella UE per fornire i territori della UE e nel Regno Unito per fornire il resto del mondo
  • IDENTIFICARE i dipendenti che sono cittadini UE non britannici o cittadini non britannici, il cui status lavorativo potrebbe cambiare dopo la Brexit

 

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